Abbiamo problemi con la gente.
By Luca Trovati Posted in recap on 18 Giugno 2018 7 min read
Federer is alright. I’m not gonna sit here and say all those good things about him. Everybody knows he is the GOAT
Questa è la risposta che, alla fine del match contro Feliciano Lopez, Nick Kyrgios dà all’intervistatore. Una risposta secca, senza troppi giri di parole.
In questo torneo Roger Federer è sempre presente anche quando non c’è. Durante la settimana ho visto girare per il club quasi tutti i giocatori in tabellone. Erano tranquilli, liberi, sempre gentili con chi chiedeva una foto o un autografo. Roger Federer non c’era. O meglio, c’era, ma il dio svizzero appariva solo per la partita o per una breve sessione d’allenamento. E sempre scatenando sempre il caos dei suoi discepoli. Non ho problemi a definirmi fan di Federer, ci mancherebbe pure dubitare di quanto Roger significhi per il tennis o per le emozioni che genera nel vederlo giocare, ma da qui a diventare “devoto” be’, il passo è bello lungo. Ho perso il conto di cappellini marchiati RF, magliette originali, magliette fatte in casa con stampe clamorose, striscioni di ogni genere, bandiere svizzere, tatuaggi inneggianti al GOAT.
Quando Kyrgios elimina Lopez dal torneo dopo un bel match durato tre set, con Nick a fare e disfare come piace a lui, la domanda sul suo prossimo avversario arriva in tempo zero. La risposta è quella riportata sopra e probabilmente è pure la risposta esatta. Sforzarsi di trattare Federer come un semplice giocatore di tennis e non come una divinità ultraterrena è l’unico modo che hai di giocare ad armi pari contro di lui. E Kyrgios in questo torneo probabilmente è l’unico che può mettere i bastoni tra le ruote del Re in una semifinale che profuma tanto di finalissima: la partita che tutti volevano insomma.
Occorre tuttavia tornare un attimo indietro e fare il punto della situazione. La bella notizia è che il sole ormai è una presenza fissa, sul centrale chi non ha la fortuna di avere i posti all’ombra deve fare i conti con un caldo prolungato e costante. Non mi manca certo il freddo, ma qualche velatura poteva evitare l’ustione che ho riportato sulla parte posteriore del collo. Se il campo centrale ormai è teatro delle battaglie di questi due giorni, è meraviglioso vedere come il club si sia nuovamente popolato dei soci del circolo. Sugli altri campi è possibile vedere un allenamento tra Mischa Zverev e Marton Fucsovic da una parte e un doppio tra quattro signori che i sessanta li hanno passati già da un po’ dall’altra.
Siamo al venerdì, giornata dei quarti di finale. La parte alta del tabellone vede Pouille giocarsela contro Istomin e Raonic contro Berdych. Quella bassa, prevista nel pomeriggio inoltrato, propone Federer vs Pella e Kyrgios vs Feliciano Lopez. Pouille batte Istomin ma non sarà così fortunato il giorno successivo, contro Raonic. Gioca due partite identiche: si affida molto al servizio, evita di perdere game quando batte lui e spinge con dritto e rovescio quando ne ha la possibilità. Scende poco a rete, entrambe le partite sono improntate su brevi scambi e Lucas in più di un occasione dimostra quel talento che ultimamente sembrava perduto. I suoi avversari hanno le stesse caratteristiche: giganti con un ottimo servizio e che, negli anni, hanno lavorato molto per migliorare la velocità di gambe, per facilitare la discesa a rete, il piazzamento e la reattività per giocare delle comode volée. La sostanziale differenza tra Istomin e Raonic è la loro cilindrata: se Istomin è una Mercedes, giusto per restare in tema, allora Raonic è un carro armato. Come lo fermi un carro armato? Non lo fermi.
Il Raonic visto fino al venerdì è francamente impressionante. Non ha ancora concesso un set ai suoi avversari. Berdych, il ceco dagli occhi ghiaccio, riesce a portarlo due volte di fila al tiebreak senza cavarci un ragno dal buco. Gli altri, semplicemente vengono travolti. Il canadese a un certo punto tira tre servizi di fila a 233, 231 e 234 Km/h, e quelle poche volte che si entra nello scambio la velocità dei colpi non diminuisce più di tanto. Ma del canadese impressiona anche la capacità di scendere a rete tante volte per concludere rapidamente il punto. La speranza è che il suo fisico regga anche se la storia recente ci dice altro.
La partita di venerdì di Federer contro Pella è durata appena 65 minuti. Una scampagnata nel parco dove lo Svizzero ha ritrovato confidenza nei suoi colpi, complice un avversario che gli ha permesso di giocare punti relativamente lunghi. Di Federer, sbigottisce la facilità con cui riesce a modificare a piacimento la velocità della pallina.
https://twitter.com/doublefault28/status/1007626807993159680
Pella in discesa a rete scaglia un dritto in corsa, dal video non si capisce ma credetemi quando vi dico che quella pallina viaggiava parecchio. Federer riesce ad addomesticarla come se fosse la cosa più naturale di sempre e con una delle sue pennellate crea un lob che scavalca il povero Pella.
Il quarto di finale per Roger altro non è stato che una bella esibizione, ma all’indomani ci sarà la partita, Federer contro Kyrgios.
Il pubblico è quello delle grandi occasioni, è ovviamente schierato con Federer ma Nick piace e gli applausi arrivano generosi anche per lui. Kyrgios è finalmente concentrato, il palcoscenico è quello che lo impegna mentalmente, che esalta il suo tennis, tanto che tratta Federer come un Marterer qualsiasi nel secondo set, concedendolo allo Svizzero sbagliando quattro battute di fila. Kyrgios ha vinto il primo al tiebreak e si è riacceso come per magia, ma mica tanto, all’inizio del terzo set. Com’è finita lo sapete tutti. Roger ha vinto il terzo set al tiebreak, l’ottavo giocato fra i due su nove set disputati in tre match.
Cose che rimangono di questo torneo e di questa partita: